La “passione” di Gabriele D’annunzio per le Fiamme Gialle d’Italia

Abbiamo parlato nei vari post precedenti di quei Corpi militari che si distinsero fra i più eroici durante il secondo conflitto bellico (WW2), citando fra gli altri: i paracadutisti della “Folgore” ad El Alamein, i carristi della Divisione “Ariete” in Africa Orientale, gli alpini, la Decima MAS ed i bersaglieri financo alla difesa disperata della Patria anche e, soprattutto, dopo l’8 settembre 1943 nel segno di non consegnare la nazione a chicchessia, etc.


Ma durante il primo conflitto bellico (WW1) chi brillò invece per ardimento ed eroismo? Generalmente quando si parla di “Grande Guerra” (1915-1918), si pensa sempre ad una guerra da trincea e genericamente, nell’immaginario comune della gente, si evince la figura degli arditi con la cosiddetta “baionetta fra i denti”, tratti inizialmente dalla Fanteria del Regio Esercito, ma chi nello specifico, si distinse come Corpo militare per sprezzo del pericolo e altissimo senso del dovere, tanto da rimanere scolpito nella memoria dei luminari del pensiero del tempo?


La Regia Guardia di Finanza ovvero il Corpo di polizia militare più antico dello Stato italiano, nato nel 1774 con la “Legione Truppe Leggere”, sicuramente si pregia di essere fra questi. La GdF partecipa alla prima guerra mondiale con circa 12.000 Finanzieri, ovvero il 40% circa dell’organico del Corpo, considerando anche che la rimanenza doveva garantire compiti di polizia nel paese. Inquadrati in 18 Battaglioni mobilitati, vengono schierati lungo tutto il fronte italiano con il medesimo equipaggiamento dei reparti Alpini; oltremare operano in Albania, in Libia e nel Dodecaneso.

(Fanti di Marina e Finanzieri impegnati lungo il Piave ed il Sile nel 1918)


Quello che invece pochi ricordano, è che la notte del 24 maggio 1915, in realtà a pochi minuti dalla mezzanotte (quindi per la cronaca siamo ancora nella giornata del 23 maggio), il primo colpo di fucile della “Grande Guerra” venne esploso da un Finanziere che sventa l’attacco di alcuni genieri austriaci al ponte di Brazzano sullo Judrio. Una pattuglia di vigilanza del confine, costituita da ben soltanto due finanzieri Costantino Carta e Pietro Dall’Acqua, che sorpresero una pattuglia di guastatori austriaci molto più “nutrita” in termini di uomini, mentre tentavano di far saltare il ponte di Brazzano sullo Judrio, il fiume che segnava il nostro confine orientale fin dal 1866, e li ricacciarono eroicamente con perdite, con un ben concentrato fuoco di fucileria. L’eroico episodio di Brazzano assunse da subito un significato simbolico superiore alla sua rilevanza militare e passò alla storia come il “primo colpo di fucile della grande guerra” sparato appunto dal finanziere Dall’Acqua.


Altresì i Finanzieri combatteranno duramente nel luglio 1915 sul Podgora al fianco della Brigata “Re” oltre che sul Monte Sei Busi per essere poi travolti un anno dopo durante la “Strafexpedition” in Val d’Astico. Qui, durante i due drammatici tentativi di riconquista del Monte Cimone del luglio 2016 quasi tutti i Finanzieri offertisi per l'attacco non faranno ritorno. Le Fiamme Gialle si distingueranno inoltre sia tenendo la retroguardia nel ripiegamento da Caporetto che nella “battaglia di arresto” sul Piave da dove il VII e l’VIII Battaglione, durante la successiva “Battaglia del Solstizio”, si apriranno la strada per la vittoria finale. Di quelle dodicimila Fiamme Gialle, al termine del conflitto 2.500 mancheranno all’appello e i feriti saranno oltre 3.000. I Finanzieri furono così soldati tra i soldati e combatterono la Grande Guerra dal primo all’ultimo giorno, “... vedette insonni del confine. Le più avanzate e le più sole, sempre, perché questo è il comando, il giuramento, il premio ..."




Le “Fiamme Gialle” a seguire nel tempo, si distinsero anche, notevolmente, nell’impresa di Fiume, a tal punto che, nel 1920, Gabriele D'Annunzio, "Principe di Montenevoso", nel donare una foto ad un Ufficiale della Regia Guardia di Finanza scrisse la seguente dedica di profonda ammirazione per il Corpo: "Alle Fiamme Gialle, onore di Fiume, NEC RECISA RECEDIT Fiume d'Italia, 1920, Gabriele D'Annunzio".

L'Ufficiale oggetto di tale dono era presente alla concessione della "medaglia di Ronchi" (medaglia del Regno d'Italia commemorativa della spedizione di Fiume, nacque come coniatura non ufficiale della Reggenza italiana del Carnaro, istituita da Gabriele D'Annunzio) al gagliardetto dei finanzieri Fiumani, quale testimonianza del valore militare e dello spirito di sacrificio dei finanzieri che, anche durante l'impresa di Fiume, si dimostrarono fedeli all’Italia ed alla Patria. Molto toccante, infatti, fu il discorso di ringraziamento del “Vate” che rimase completamente affascinato dall’ardimento dei finanzieri in guerra: "FIAMME GIALLE DEBBO CONFERMARE CHE AGGRADISCO DI CUORE IL VOSTRO PENSIERO DI PROMUOVERMI APPUNTATO DELLA GUARDIA DI FINANZA: IL VOSTRO CAPITANO MI AVEVA CHIESTO IN PRECEDENZA DI SCEGLIERMI UN GRADO DEI FINANZIERI: IO MI GLORIO DI ESSERE APPUNTATO."


(celebre cartolina d’epoca del periodo fascista con D’Annunzio ritratto in divisa da finanziere)



Dal 14 febbraio 1933, la dedica latina "NEC RECISA RECEDIT", che in lingua italiana si traduce in "NEANCHE SPEZZATA RETROCEDE", divenne motto araldico del Corpo della Guardia di Finanza ed a tutt’oggi vige.



Lo stemma della GdF è rappresentato da un “grifone” ovvero un animale mitologico con il corpo di leone e la testa di un’aquila, che sorveglia un forziere che rappresenta le casse e/o i tesori dello Stato, vigilando dalle montagne sino al mare, giacché i finanzieri sono presenti in ogni luogo del territorio italiano, fosse anche il posto più remoto e sperduto.



(monumento ai caduti della Guardia di Finanza sito in Roma in viale XXI APRILE)



Infine, nel 1924, a Roma, sito in viale XXI APRILE di fronte alla Caserma “PIAVE” che oggi ospita il Comando Generale del Corpo, a seguito delle gesta eroiche su descritte in cambio della vita delle Fiamme Gialle d’Italia immolatesi, fu realizzato il Monumento ai Caduti della Guardia di Finanza. Lo stesso venne poi inaugurato nel 1930 ad opera dello scultore Amleto Cataldi ed è costituito da un cilindro in peperino arricchito da sculture in bronzo che rappresentano finanzieri nell’assolvimento del proprio dovere e sormontato in alto da una statua raffigurante l’Italia. A caratteri romani, in alto nel peperino, è presente la scritta dedicatoria: “NELL’ANNO VII DELL’ERA FASCISTA – REGNANDO VITTORIO EMANVELE III – DVCE BENITO MUSSOLINI – IN ONORE AI CADVTI DELLA REGIA GUARDIA DI FINANZA – QUESTE PIETRE TVTELARI – E IL BRONZO PERENNE – CONFIDANO AGLI ITALIANI – IL COMANDO IL GIURAMENTO IL PREMIO – DI SILENZIOSA FEDELTA’”. Mentre alla base reca la seguente dicitura: “NELLA SOLENNE ATMOSFERA – DOVE LA PATRIA GRANDEGGIA – LA REGIA GUARDIA DI FINANZA – VIGILA DIFENDE GARANTISCE”.


Fino ad arrivare ai giorni nostri...

(compagnia di Baschi Verdi della Guardia di Finanza sfila il 2 giugno a Roma durante la festa della Repubblica)



(manipolo di finanzieri in assetto anti-sommossa impegnato in un duro scontro con i "Black-bloc" avvenuto durante il G8 di Genova 2001)



(pattuglia della Guardia di Finanza mentre procede all’arresto di pericolosi criminali)




(militari della Guardia di Finanza impegnati in controlli di polizia sul territorio)



Onore in ogni caso, a tutti quei Corpi militari, che nel corso della Storia hanno tenuto sempre “altissimo” il senso di Patria.

AD MAIORA!

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