Roma, 4 Giugno 1944, cosa successe veramente.

Nella mia biblioteca non mancano certo i testi riguardanti la Storia della R.S.I., sia d'insieme che minuta, vista cioè da chi la visse in prima persona e per singoli teatri di guerra od addirittura singoli episodi.

Uno di questi è forse l'unico che affronta un argomento sconosciuto ai più, cioè i combattimenti tra i Fascisti irriducibili e i cosiddetti liberatori, affiancati dalla marmaglia che uscì dai conventi e dalle cantine per guadagnare benemerenze agli occhi di vincitori, che d'altronde non sapevano cosa farsene di loro, come dimostreranno ampiamente in seguito.

Uno di questi testi è forse l'unico che affronta un argomento sconosciuto ai più, cioè la resistenza armata Fascista contro gli invasori anglo americani.

Sto parlando di "I franchi tiratori di Mussolini"di Luca Tadolini, pubblicato nel 1998 dalle Edizioni all'Insegna del Veltro., un'opera che, pur con la difficoltà di reperire informazioni a distanza di tanti anni, riesce comunque a rendere il quadro generale di tali avvenimenti, ricordati per la prima volta e per un caso specifico nel famoso libro "La pelle" di Curzio Malaparte. che volle dare una faccia ed una dignità a persone che combatterono e morirono per un'idea, finendo cancellati dalla vulgata resistenziale.

Nel libro di Tadolini è seguita cronologicamente la faticosa risalita della penisola Italiana da parte delle truppe alleate, ed inizia da Napoli per proseguire per Firenze, Forlì, Ravenna,Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Milano e Torino.


Ma cosa successe tra Napoli e Firenze?

A Roma, come hanno voluto farci credere, erano tutti in attesa dei "liberatori"

Francamente, secondo me, mancava un anello alla catena ma, nonostante le mie ricerche nella letteratura di cui dispongo, non trovai una traccia certa, solo degli accenni che non soddisfacevano la mia curiosità.

Come spesso accade, ecco il colpo di fortuna.

Ho iniziato a leggere il lavoro di Pietro Cappellari "Lo sbarco di Nettunia e la battaglia per Roma" (Herald Editore , 2010), che era finito tra altri volumi della mia biblioteca e lì era rimasto dimenticato, ed ho avuto la sorpresa di trovare un intero capitolo, ben documentato e con una vasta bibliografia, relativo ai fatti accaduti in Roma a partire dal 4 giugno 1944 e seguiti ai combattimenti di retroguardia che videro protagonisti i Paracadutisti del Nembo ed i Marò del Barbarigo della Xa Mas.

Da quanto scritto si evince che non fu una resistenza coordinata e pianificata, come fu quella di Firenze, bensì un moto spontaneo, una iniziativa individuale o di piccoli gruppi i cui protagonisti furono gli irriducibili che, per mancanza di mezzi di trasporto, non avevano potuto o voluto lasciare Roma per il nord e contribuirono a rallentare il nemico nella presa totale della città (dando anche un esempio di quanto contasse per loro l'Onore e la Fedeltà all'Idea).

I reparti nemici dovettero ritirarsi in periferia, in quanto nelle zone centrali si accesero numerose sparatorie ben dirette , da Porta Furba a via Tuscolana, dal Campidoglio e dal Colosseo.

Inoltre "civili" italiani si unirono ai Sicherungsgruppen tedeschi, come a Centocelle ed a Torpignattara, bloccando i carri armati americani e distruggendone alcuni.

Non esistono purtroppo molte notizie più dettagliate, in quanto la letteratura dei finti resistenti nostrani non avrebbe potuto ammettere che ci fosse tra gli Italiani qualcuno, o più di uno, disposto a giocarsi la vita per coerenza, mentre qualcosa i più ci perviene dalle fonti americane, che parlano chiaramente di "civili italiani", come riportato dallo storico italo americano Carlo D'Este.

Il 5 Giugno il generale americano Clark, in attesa di entrare trionfante in città, alla periferia della stessa, sulla Casilina, fece fermare le truppe in marcia per farsi scattare una foto ad effetto sotto ad un cartello stradale indicante Roma, quando alcuni colpi di fucile, pare tre, si stamparono sul cartello. Clark ed i generali del seguito si gettarono a terra e rinunciarono al ricordino.

Evidentemente qualcuno gli diede il benvenuto a modo suo.

Nell'arco della giornata si sparò daPalazzo Sciarra e dal Plaza, in Corso del Popolo, in Corso Rinascimento, in Piazza S. Andrea della Valle, a Prati, a Torpignattara, in Piazza di Spagna, Piazza Firenze e Largo del Tritone.

Ancora il 6 Giugno si sentì qualche sparo.

Poi tutto finì, chi si era ribellato era, nella maggior parte dei casi, morto col fucile in mano.

Non è stato agevole, sicuramente, raccogliere queste notizie, sia per la mancanza o l'occultamento delle fonti, di cui quelle verbali dei reduci son ormai sempre più rare.

Vorrei che queste poche note servissero di spunto agli amici romani per condurre ulteriori ricerche

in loco ed approfondire l'argomento.

"Usque ad Finem"

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