Un volto perduto nell'oblio.

Lo scorrere della Storia è pieno di personaggi dimenticati, talvolta anche di statura elevata, ed in alcuni casi capaci di gesti eroici nel senso omerico del termine...in pratica eroi veri. Qualche tempo fa, discutendo della battaglia per eccellenza, Waterloo, mi è venuta alla mente una di queste figure perdute, delle cui gesta venni a conoscenza tanti anni fa quando ero al Primo Granatieri. Ma andiamo con ordine.La sera del 18 giugno 1815 la battaglia di Waterloo volgeva al termine. Napoleone, dopo averla vinta nel pomeriggio, la perdeva all'imbrunire. Nella ritirata anche caotica delle armate francesi la Vecchia Guardia seguiva alla retroguardia in formazioni a quadrato. Attaccata da ogni lato continuava a ritirarsi in ordine. Ed è a questo punto che nella Storia s'insinua la leggenda. Alle richieste di resa da parte degli ufficiali inglesi il Generale Cambronne, Secondo Reggimento Cacciatori appiedati della Guardia, pronunciò la famosissima frase:“La Guardia muore ma non si arrende!”. Victor Hugo nei Miserabili lo eleverà (Cambronne) a Titano ed unico vincitore della battaglia, in quanto morire per l'onore è il massimo che si possa desiderare per lo scrittore.Ma Cambronne non muore, sopravvive e passerà la vita a negare quella frase (infatti potrebbe averla detta il Generale Michel, Primo reggimento Corazzieri appiedati della Guardia, che morirà davvero) ma soprattutto negherà l'altra espressione (merde) che effettivamente il Cambronne disse quando venne colpito. La negò sempre perché all'epoca il turpiloquio non si addiceva ad un nobile. In finale, nonostante svariate testimonianze di chi c'era in quei frenetici combattimenti di fine giornata, non è chiaro cosa effettivamente accadde e chi disse cosa. Certo è che la Vecchia guardia si arrese agli inglesi.Insomma, facendo questi discorsi con un amico, mi torna alla mente qualcuno che una frase simile la disse davvero.Filippo del Carretto Conte di Camerano, ufficiale dell'Armata sarda, comandante del Primo corpo franco durante le guerre rivoluzionarie francesi (1793), in particolare nella guerra delle Alpi. Ferito più volte durante quelle campagne (tre volte alle gambe ed una volta allo stomaco) rimase sempre in prima linea anche quando le ferite non erano ancora rimarginate. Sempre in prima linea fino a quel fatidico 14 aprile 1796 al Castello di Cosseria. Al comando di quel che restava del suo Terzo reggimento Granatieri si asserragliò tra le rovine del castello. Aveva con se 569 Granatieri. Quando il Generale di Brigata Pierre Banel dell'esercito rivoluzionario francese gli intimò la resa lui rispose così:Sachez que vous aveza à faire aux grenadiers piemontais, qui ne se rendent jamais!.“Sappiate che avete a che fare con i Granatieri piemontesi, i quali non si arrendono mai!”Durante l'assalto fu ucciso da un colpo di moschetto insieme alla maggior parte dei suoi uomini. Il perché del titolo di questo mio scritto deriva dal fatto che...non ho mai trovato alcun ritratto di quest'uomo.

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